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Reggio Emilia - Emilia RomagnaChiese e Monumenti. Chiesa di San Niccolò. La chiesa è inglobata nel complesso del palazzo Zoboli, fra via Roma e via San Nicolò, che fu di proprietà della famiglia Zoboli cui appartiene Filippo, vescovo di Comacchio, vissuto nella seconda metà del 400. La facciata del palazzo, in cotto, mostra ancora le caratteristiche del prospetto quattrocentesco. La chiesa, fondata nel 1186,passo di proprietà all'abate Filippo Zoboli che ne ottenere il patronato. La chiesa fino alla fine del secolo scorso è sempre stata indipendente dal vescovo di Reggio. Due sono gli ingressi: uno da via Sessi, con un finto portale affrescato, che immette direttamente in chiesa e uno da via San Nicolò che accedere al bel chiostro quattrocentesco, con eleganti capitelli in arenaria. Il rifacimento dell'interno, ad una sola navata, è stato eseguito dall'architetto reggiano Prospero Mattioli nel 1720. Nel transetto sinistro vi è la statua in marmo di Filippo Zoboli, eseguita nel 1554 dal Clemente. Chiesa di San Giovanni Evangelista. La chiesa di San Giovanni Evangelista, San Giovannino, risultava già esistente alla fine del XII secolo. La sua ricostruzione, compresa la cupola, fu ultimata nel 1563. Le pitture all'interno della chiesa sono del 600. Nel vano absidale, ai lati, vi sono due grandi tele del pittore bolognese Alessandro Tiarini, firmate e datate, eseguite appositamente nel 1624. Rappresentano a sinistra il martirio di San Giovanni, e a destra il transito di San Giovanni. Importanti anche le finte prospettive architettoniche della volta della chiesa, opera di un famoso quadraturista bresciano, Tommaso Sandrini. Nella seconda cappella a sinistra vi è un'imponente gruppo di otto statue a grandezza naturale, in terracotta, che raffigurano il mortorio di Cristo. Le statue sono attribuite all'artista modenese Guido Mazzoni. Chiesa di San Ambrogio. La chiesa di San Ambrogio a Rivalta, già nominata in documenti del tempo del vescovo Sigifredo, è accettata con il titolo di Pieve solo nel 1144. Intorno al 1800, la primitiva chiesa è abbattuta, e in questi anni si procedere alla costruzione del nuovo edificio sul nuovo progetto. All'interno vi sono conservati diversi dipinti di Francesco Camuncoli, tra cui ricordiamo la Madonna con il bambino, Lucia, San Giovannino e San Luigi. Troviamo inoltre due tele cinquecentesche con San Francesco e San Girolamo. Il coro ligneo proviene dalla distrutta chiesa di Sant'Ilario. Le due cantorie il est tutto sono opera dello svizzero Antonio Bernasconi. Chiesa dei cappuccini. Costruita insieme al convento nel 1574, in via Ferrari Bonini, venne restaurata solo nell'1928. All'esterno al centro, al interno di una nicchia, una statua di marmo raffigurante l'immacolata. In terracotta sono pannelli con la scena del lupo di Gubbio, San Francesco che riceve le stigmate, San Francesco che benedice la città di Reggio. Molte sono le tele tra cui ricordiamo San Francesco in estasi, la Madonna con il bambino e santa Teresa. Oratorio dei Santissimi Carlo e Agata. Già nel 857, esiste in questo luogo, un oratorio, dedicato San Faustino. Il culto di questo santo è ancora testimoniato, nel 1315, dal fa che a suo nome era allora ancora intitolata l'attuale via di San Carlo. Nel 1662, la confraternita di santa Carlo e di santa Agata promuove ed il restauro dell'oratorio ad opera dell'architetto Girolamo. L'edificio è da alcuni anni sconsacrato e adibito a magazzino . All'esterno si è ormai perduto l'affresco che raffigura sant'Agata. Ai lati, troviamo due lapidi di marmo. All'interno restano, in precario stato di conservazione, le quattro statua in stucco raffigurante la prudenza, la fortezza, la giustizia e la temperanza. L'altare maggiore è in legno dorato e diverse sono le tele dei secoli XVII e XVIII. Oratorio del Cristo. Nel 1700,si costituisce un piccolo oratorio destinato ad accogliere il dipinto miracoloso del santo crocifisso del 1630 che era in una nicchia entro le mura di una casa di fronte ai portici, tuttora esistenti, all'imboccatura di via del Cristo. Architetto di questo primo edificio fu Biagio Cugini. Chiesa di San Domenico. All'esterno sono chiaramente visibili, della facciata, i segni delle successive ricostruzione: la chiesa duecentesca, con il tetto a capanna, aveva gli spioventi quasi tangenti rosone inferiore. Nelle varie cappelle, molte sono le tele, tra cui ricordiamo San Giacinto, i quattro Evangelisti, infermo confortato da un Angelo e santo Tommaso. Ricordiamo inoltre, le numerose statue. Chiesa di San Filippo. Fondata da Giulia Corradi, è nata per una congregazione. Nel 1672 nella chiesa è ricostruita ne forma attuale sul disegno di Girolamo Beltrami. Dopo l'impropria utilizzazione come caserma, chiesa e palazzo sono stati acquistati dai marchesi Rocca. Nel vanno di ingresso, in una nicchia incorniciata di stucco, una statuetta marmorea raffigurante l'immacolata. Sul prospetto verso la parte interna, sopra l'arcone di ingresso, due tele del Correggio. Chiesa di santo Floriano. Nel XV secolo la chiesa diventava parrocchiale; e in questo periodo si ha notizia di ampi ambienti del vecchio edificio. All'interno della chiesa troviamo varie tele tra cui la santa famiglia, San Floriano, San Rocco e il San Antonio. V troviamo anche un battistero. Nel tempo la chiesa conservava 15 piccoli dipinti raffiguranti i misteri del Rosario. Chiesa di San Francesco. I frati di San Francesco, nel 1272, costituiscono la loro chiesa su una più piccola preesistente dedicata al San Luca. Dopo due anni, ai francescani è donato dall'imperatore Rodolfo II l'attiguo palazzo imperiale perché vi aprano il loro convento. All'esterno sono visibili sul fianco destro della chiesa i vari rimaneggiamenti. Sulla facciata una san Francesco che riceve le stimmate (1942) eseguito dallo studio del mosaico di Roma. All'interno varie sono le statuette in gesso, gli affreschi e le tele. Tra le tele più famose ricordiamo San Francesco che resuscita un annegato, la Madonna col bambino e il sacro cuore. Chiesa dei santi Gervasio e Protasio. Nata nei pressi di Reggio, e più precisamente a Coviolo, la ricordano antichi documenti del 1094. Dopo circa 700 anni, su disegno dell'architetto Prospero Mattioli si procede alla costruzione della nuova parrocchiale, vicina alla precedente demolita. All'interno è ricordiamo le due tele settecentesche principali: la Madonna della Ghiara e la Madonna con il bambino e San Giuseppe. Chiesa dei santi Giacomo e Filippo. Con i restauri del 1720, la facciata subisce, il suo III rifacimento. Tra la fine del '700 e l'inizio dell'800 la chiesa viene chiusa e porta riaperta e restaurata. Agli inizi del 900 è adibita a magazzino militare. Sul fianco destro, in via Dante, è ancora visibile l'antica torre romanica con bifore nella cella campanaria e ghiera in cotto nel sottotetto. All'interno vi sono molte tele tra cui ricordiamo la lapidazione di San Giacomo, il martirio del santo, martirio di San Filippo e gloria di San Giacomo. Chiesa di San Giorgio. Nel 1610 la chiesa passa ai gesuiti che rifabbricarono l'edificio dalle fondamenta. Qualche anno dopo viene costruito il campanile. Nel secolo successivo vengono fatti ampliamenti dell'edificio ad opera dell'architetto Alfonso Torreggiani, che ricostruisce la crociera, il coro e la cupola. La facciata, prettamente seicentesca, presenta un ricco portale con volute, Angeli che reggono un cartiglio e, nella tabella, un rilievo con San Giorgio che uccide il drago. Ricordiamo, all'interno, la cantoria in legno intagliato con cassa d'organo similmente lavorata, dipinta di bianco, di giallo e verde. La chiesa è ricca di stucchi, ricordiamo le figure allegoriche, e di tele, santa Anna, santa Cecilia, San Ignazio, San Francesco e San Giorgio. Chiesa di San Giovanni Battista. Intorno all'anno mille viene costruito una primitiva fondazione del battistero, stando alla tradizione, come custodia del fonte battesimale. Dapprima dedicata a San Giuliano, negli anni immediatamente seguenti è intitolata a San Giovanni Battista. La chiesa è incorporato nel palazzo vescovile. Il portale è strombato con fasci di colonnine e lunetta nella parte superiore; qui, sopra una stemma degli Arlotti è scolpito il battesimo di Cristo già erroneamente riferito a Bartolomeo Spani. Nella colonna di destra del medesimo portale, è inciso il campione di misura del braccio e della pertica reggiana. Ricordiamo all'ingresso la cantoria di struttura settecentesca, e tele della Madonna. Grande importanza ha la vasca battesimale a pianta ottagonale. Teatro Municipale. Nello spazio urbano occupato dall'antica cittadella, fu costruito dal 1852 al 1857 fu progetto dell'architetto modenese Cesare Costa. La realizzazione è stata affidata ad artisti e artigiani reggiani. La facciata è divisa in due piani secondo uno schema architettonico di ispirazione classica. L'apparato decorativo segue un programma riferito alle glorie del teatro greco (nei medaglioni sotto il colonnato esterno), nel teatro latino (nel vestibolo), quelle del teatro italiano (nel soffitto della sala di spettacolo). Sulla platea si affacciano quattro ordini di palchi, in corrispondenza dei quali si trovano i camerini, un tempo utilizzati per riposarsi durante le lunghe rappresentazioni. Tre sono i sipari: il sipario di Alfonso Chirici che inaugurò il teatro; il sipario-comodino di Giovanni Fontanesi e l'ultimo del pittore Omar Galliani. Nato come teatro d'opera, il teatro municipale offre una notevole attività produttiva nel campo della musica lirica e classica, del balletto, della danza. Dispone inoltre di una biblioteca e di una discoteca storica aperte al pubblico. Dal 1980 è intitolato all'attore reggiano Romolo Valli. Teatro Ariosto. Costruito nel 1740 sul disegno di Antonio Cugini era il teatro della cittadella, così intitolato poiché si trovava nei pressi dell'antico baluardo difensivo voluto dai Gonzaga (alla fine del 1339) durante il loro dominio a Reggio. Distrutto da un incendio nel 1851 fu poi ricostruito rispettandone le linee originali. La decorazione interna della cupola, di gusto tardo liberty, è stata eseguita da Anselmo Govi nel 1927, ispirandosi a versi tratti dall'Orlando Furioso. Da allora il teatro fu dedicato a Ludovico Ariosto, il grande poeta nato a Reggio Emilia nel settembre 1474. Il teatro Ariosto ospita principalmente rappresentazioni di prosa. Musei civici. In via Spallanzani 1 è la sede principale dei civici musei nel medioevale convento dei frati minori di San Francesco. Sono intitolati a Lazzaro Spallanzani, il grande scienziato di Scandiano morto alla fine del 700, i cui reperti costituiscono il più antico nucleo collezionistico del museo. All'ingresso, incastonati alle pareti, importanti frammenti di pavimenti a mosaico, attribuiti alla prima metà del XII secolo provenienti da diverse chiese reggiane ed altri di epoca romana rinvenuti in scavi effettuati all'inizio di questo secolo. Nella sezione Paletnologica si trova la collezione originaria di Don Gaetano Chierici relativa al nostro territorio ed ordinata cronologicamente dal Paleolitico all'alto medioevo. Altri importanti collezioni: zoologia, anatomia, numeristica, galleria dei marmi e pietre scolpite, cimeli del Risorgimento, materiale sulla resistenza. Al piano superiore la galleria Fontanesi espone dipinti, ceramica, Argenti, tessuti, armi. Galleria Parmeggiani. Intitolata ad Anna e Luigi Parmeggiani, ha sede in un palazzo dal portale ispano/ moresco bella XV secolo, fatto arrivare pietra su pietra dalla Spagna. Raccoglie una collezione formata in Francia, nell'ambito del mercato d'arte, fra gli ultimi anni dell'800 e i primi decenni di questo secolo, ad opera di L.Marcy, di Leon Y Escosura, di Cesare Detti e infine di Luigi Parmeggiani, che la sistemò nell'attuale sede e la cedette al comune di Reggio Emilia nell'anno 1934. Contiene raccolte di: armi e coltellerie europee; oreficeria, smalti e gioielli., costumi europei dal XVII al XIX secolo; scultura in pietra e in legno policromato; dipinti italiani, spagnoli e fiamminghi dal XV al XVIII secolo; nuclei di serrature, maniglie, chiavi, ventagli, bronzetti ed altri esemplari di arti minori; marmi di decorazione architettonica e di arredo; tessuti europei dal XVI al XVIII secolo. Piazza Fontanesi. Un angolo dal sapore antico: piazza Fontanesi, ampio spazio armonioso, alberato, su cui si affacciano molte botteghe di antiquariato, e dove si danno settimanalmente appuntamento durante la stagione estiva numerosi appassionati di antiquariato e di mercatini. Vi scorgeva anticamente a cielo aperto, il canale del Secchia le cui acque consentivano il funzionamento di attività per la lavorazione della seta, per la concia delle pelli, per la fabbricazione di candele di sego. Il corso d'acqua, ora indicato con formelle di colore azzurro sul plateatico della piazza, scendeva lungo l'attuale via Guazzatoio sul cui sfondo si innalza il bastione, unico spezzone rimasto delle duecentesche mura che accingevamo la città. Chiostro Benedettini di San Pietro. I due chiostri appartenevano ai Monaci benedettini che officiavano l'annessa chiesa di San Pietro. Il chiostro piccolo fu realizzato nel 1524 da Bartolomeo Spani e da Leonardo Pacchioni. Il chiostro grande fu edificato nel 1584 da Prospero e Francesco Pacchioni. Il chiostro piccolo presenta un impianto tipicamente rinascimentale. Sono visibili alcuni dipinti ma purtroppo gran parte delle decorazioni sono state ricoperte da uno strato di calce negli anni cinquanta. Il chiostro grande si presenta ad una visione scenografica imponente colle facciate percorse dall'alta loggia e fittamente decorate con statue e finestre. Da parte dell'amministrazione comunale è incorso il progetto di restauro e recupero dei chiostri, già saltuariamente utilizzati per attività culturali. Mauriziano. A tre chilometri dalla città, lungo la via Emilia in direzione di Modena, è il Mauriziano, a villa quattrocentesca in riva al Rodano dove il poeta Ludovico Ariosto, nato l'8 settembre 1474 dalla reggiana Daria Malaguzzi soggiornò per lunghi periodi. Nei suoi versi ricorda spesso questi luoghi con dolce nostalgia. Alla villa si accese varcando un arco in cotto del XVI secolo, e percorrendo un lungo viale alberato. L'ala più interessante dell'edificio è quella orientale in quanto conserva ancora strutture del XV secolo e dove possono ammirare il camerino dei poeti, il camerino degli Orazi e Curiazi e il camerino dell'Ariosto con affreschi cinquecenteschi raffiguranti scene di caccia, paesaggi, giardini, scenario amoroso, episodi di storia e figure di letterati, e in piena sintonia con il gusto cortese e letterario dell'epoca. Sito Ufficiale: http://www.provincia.re.it/ |
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