Vacanze in Italia
Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche
Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle d aosta Veneto
Inviaci una recensione sul tuo paese Preleva il nostro banner Pubblica gratis il tuo sito

Firenze, Sviluppo urbano e monumentale



La città di Firenze possiede una densità monumentale tra le più alte del mondo. Dalle origini del comune sino alla fine del sec. XVIII la cultura architettonica e figurativa ha lasciato testimonianze di enorme prestigio che tutt'ora rendono Firenze una delle mete principali del turismo internazionale (hotel Firenze). E nonostante sia stata oggetto di pesanti interventi anche nel suo nucleo interno, la città riflette ancora, in parte, il compromesso perseguito dai Medici, al tempo del loro splendore, tra l'accentramento del potere politico e una articolata liberalizzazione delle iniziative artigianali e commerciali.

Dall'antichità agli albori del comune

La traccia più consistente di Firenze romana si scorge nell'assetto viario del centro cittadino e nell'andamento curvilineo di alcune vie antistanti la chiesa di Santa Croce (via Torta) che rivelano l'esistenza di un grande anfiteatro. Le mura vennero costruite qualche decennio dopo la fondazione della città.
Nel sec. XII la città, che conta circa 20.000 abitanti, inizia un primo processo di rinnovamento architettonico civile e religioso. Le case-torri, unite in sistemi difensivi, rispecchiano la tensione sociale che si sviluppa tra i feudatari, i nobili della campagna spinti in città dalla crisi agraria, e la nuova borghesia dei mercanti. D'altra parte, gli ordini monastici SI fanno promotori di nuovi edifici religiosi che, nel loro impianto, si ricollegano alla tradizione paleocristiana (pianta basilicale senza transetto). Le chiese di San Giovanni (poi battistero), della Badia Fiesolana, di San Miniato rivelano caratteri propri di sobrietà e di classicismo, sottolineati dai rivestimenti marmorei a motivi geometrici delle facciate e degli interni.

Dal comune al sorgere del predominio mediceo

Una foto panoramica della Firenze attuale Nel sec. XII il centro urbano si modellò essenzialmente seguendo la disposizione della scacchiera romana. L'orientamento della città era simboleggiato dalle porte del Battistero, che fronteggiano i grandi assi viari. Le casetorri che si elevavano su un'area ristretta condizionarono il frazionamento della superficie urbana, favorendo un'edilizia intensiva (lotti di 4 o 5 m di larghezza) che ancora oggi caratterizza alcuni quartieri cittadini. I borghi si svilupparono invece seguendo il tracciato delle strade campestri dell'antica centuriazione, lungo le quali si svolse un'intensa attività edilizia spontanea.
L'ampliamento della città è testimoniato dalla successione di varie cerchie di mura. Alla prima cerchia bizantina (più ristretta di quella romana) succedette nel 1172, quando la popolazione aveva raggiunto i 30.000 abitanti, una seconda cerchia: l'allargamento rese necessaria la realizzazione di nuovi ponti (alla Carraia, di Rubaconte, oggi alle Grazie, e di Santa Trinita). Nel 1284, dopo un eccezionale aumento della popolazione (87.000 abitanti nel 1299), si progettò una terza cinta lunga otto chilometri e mezzo, la cui realizzazione fu completata nel 1333: questi furono per mezzo millennio i limiti dell'espansione della città. Dalla seconda metà del Duecento, il comune favorì il tracciato di un percorso viario con effetti prospettici e monumentali per congiungere i maggiori edifici religiosi della città (Santa Maria Novella, Duomo, Santa Croce) e durante il governo del primo popolo furono impostate, in Oltrarno, re attuali vie dei Serragli e Maggio, rettilinee e di ampiezza uniforme. Questa tendenza razionalizzatrice è avvertibile anche nell'equilibrata distribuzione degli spazi verdi e delle zone costruite, e anche nelle realizzazioni architettoniche e artistiche del periodo. Tramite il comune e le arti maggiori, la borghesia mercantile e bancaria promosse la costruzione delle nuove sedi del potere politico e di quello religioso. Le prime (palazzi del Podestà e della Signoria) conservarono il carattere vistosamente difensivo delle case-torri; le seconde (Santa Maria Novella, Santa Croce, Santa Maria del Fiore, oggi mete di milioni di turisti che riempiono gli hotel a Firenze) introdussero a Firenze, ma correggendone la verticalità, le forme del gotico cisterciense. Arnolfo di Cambio, cui si devono i progetti del Palazzo della Signoria, di Santa Croce, di Santa Maria del Fiore e della loggia del Grano (poi Orsanmichele), fu il geniale uniformatore di questa tendenza che consentì alle forme classicheggianti del romanico di sopravvivere.
Anche le arti figurative, ancora legate nel corso del Duecento a influenze pisane, lucchesi e bizantineggianti, appaiono dominate nel secolo seguente da una forte tendena classicheggiante, formulata da Giotto soprattutto dopo il soggiorno romano. I primi trent'anni del Trecento corrispondono al momento di più intensa attività pittorica, localizzata soprattutto nella chiesa di Santa Croce, dove le famiglie dei banchieri affidano a Giotto, Taddeo Gaddi, Bernardo Daddi la decorazione delle proprie cappelle. Grazie alla sua capacità di mediare fra la tradizione e il rinnovamento, Daddi è, verso il 1340, l'espressione più tipica del gusto moderato della borghesia fiorentina: tale ambivalenza culturale perdura anche nella seconda metà del secolo (Maso di Banco, Orcagna, Agnolo Gaddi), benché la presenza di artisti forestieri (Giovanni da Milano, Spinello Aretino, Lorenzo Monaco) renda più percettibili le cadenze del gotico internazionale.

Dalla signoria medicea al granducato

Nel '400 il volto di Firenze fu rinnovato da nuove costruzioni che introdussero nello spazio cittadino aperture prospettiche talvolta monumentali (Palazzo Pitti, Palazzo Medici-Riccardi). L'arte della seta commissionò al Brunelleschi la loggia dell'Ospedale degli Innocenti (1419-24), che suggellò lo sviluppo dei quartieri orientali della città; l'abbellimento del Battistero e l'esecuzione delle porte del Ghiberti furono dovute all'iniziativa dell'arte di Calimala; le statue dei santi protettori delle arti, inserite nelle nicchie esterne di Orsanrnichele, furono commissionate dalle singole corporazioni ai maggiori scultori fiorentini del tempo (Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco e altri). In seguito, tuttavia, l'iniziativa mecenatizia passò alle famiglie dell'oligarchia mercantile e bancaria che legarono il proprio nome a edifici religiosi (i Medici a San Lorenzo, i Rucellai a Santa Maria Novella) e a palazzi. Il nuovo schema della dimora fiorentina, sviluppato attorno a un cortile centrale, si diffuse rapidamente, fungendo da modello anche per gli architetti della seconda metà del secolo (Giuliano da Sangallo, Cronaca e altri). Elaborati da una ristretta cerchia di intellettuali, i moduli lineari e classicheggianti dell'architettura rinascimentale rispecchiano il rigore quasi puritano, l'interesse per l'antico e l'orgoglio nazionale della nuova classe dirigente, ambiziosa di fare di Firenze una città capace di rivaleggiare con la capitale della cristianità: questo spiega perché l'attività di Brunelleschi, che dal 1420 al 1466 realizzò la nuova architettura (San Lorenzo, Santo Spirito, Cappella dei Pazzi, Palazzo Pitti), e quella teorica di L.B. Alberti affondino le loro radici nello studio appassionato dell'antichità; e perché Michelozzo realizzi, soprattutto nelle dimore di campagna dei Medici, un misurato revival di motivi medievali riproponendo torrioni e merlature privi di ogni funzione difensiva. In questo clima culturale che, a differenza di Roma, era sollecitato più dalla ricerca erudita che dalla presenza di testimonianze monumentali, si colloca anche l'attività degli scultori e dei pittori: il San Giorgio (Museo Nazionale del Bargello) e la cantoria del Duomo di Donatello rappresentano il superamento, in senso classico, del plasticismo emotivo di epoca gotica, mentre la severità disadorna di Masaccio (Cappella Brancacci) e la sua percezione prospettica dello spazio segnano il definitivo abbandono della tendenza decorativa del secolo precedente.
Le tormentate vicende politiche e militari dei primi trent'anni del '500 incisero soprattutto sull'apparato difensivo della città; nel 1529, nominato dal governo repubblicano governatore generale e procuratore delle fortificazioni nell'imminenza dell'attacco delle milizie imperiali, Buonarroti fece costruire i bastioni davanti alle porte della cerchia medievale e fortificò tutta la collina di San Miniato. Dopo le distruzioni seguite al terribile assedio, Alessandro de' Medici fece costruire la fortezza di San Giovanni e completò le fortificazioni di San Giorgio (Belvedere) a difesa della città e a controllo di sommosse interne. La definitiva restaurazione dei Medici, preceduta dalla grande impresa agiografica della cappella michelangiolesca in San Lorenzo, costituì una tappa importante per l'assetto moderno di Firenze. Nel suo vasto disegno accentratore, Cosimo I (1537-74) predispose una serie di istituzioni centrali, come l'Accademia del Disegno (1563), che esercitarono durante tutto il secolo un'efficace funzione di coordinamento e di razionalizzazione degli interventi architettonici e delle iniziative culturali. Le sistemazioni definitive di piazza della Signoria e della Santissima Annunziata crearono, al centro del tessuto cittadino, un sottile gioco di allusioni politiche: accanto alle statue del Davide di Michelangelo (ora sostituito da una copia) e della Giuditta e Oloferne di Donatello, collocate in piazza della Signoria dopo la cacciata dei Medici nel 1495, Cosimo I fece sistemare quelle del Perseo di B. Cellini e di Ercole e Caco di B. Bandinelli, allusive alla restaurazione e alla vittoria della dinastia; la costruzione della fontana del Nettuno di B. Ammannati (1536-75), rivelatrice delle aspirazioni marinare dei Medici, e l'erezione della statua di Cosimo l del Giambologna (1587-94), collocata sull'asse prospettico del nuovo palazzo degli Uffizi (G. Vasari, 1560), completarono il vasto programma iconografico.

Dal granducato all'inizio del sec. XIX

Perduta ogni ambizione espansionistica, i granduchi, nel corso dei secco XVII e XVIII, svolsero soprattutto un'opera di conservazione del patrimonio esistente, promuovendo opere di pubblica utilità (pavimentazione stradale e sistemazione Igienica, parco pubblico delle Cascine) e curando il restauro delle fortificazioni. Tipico esecutore di questo periodo fu Alessandro Galilei (1691-1736), la cui attività di costruttore di strade e acquedotti illustra appieno la nuova figura dell'architetto-ingegnere. Gli edifici religiosi costruiti nel corso di questi due secoli (San Giorgio e Sant'Ambrogio di G.B. Foggini, San Firenze di F. Ruggieri) recepirono scarsamente le nuove concezioni architettoniche straniere e non raggiunsero mai l'importanza dei palazzi gentilizi. Questi, invece, con un accentuato sviluppo in ampiezza e una prudente ripresa di esempi romani, rivelano II riemergere di un'emulazione architettonica tra alcune ricche famiglie fiorentine (Capponi, Corsini) e la dinastia granducale.

Sviluppo e pianificazione urbana nei secc. XIX e XX

Il sec. XIX segnò una svolta nello sviluppo urbanistico di Firenze: si operarono allargamenti della rete stradale, si prolungò via Larga (oggi via Cavour) sino alle mura, si costruirono i due nuovi ponti sospesi sull'Arno. Dal18141a popolazione cominciò ad aumentare a ritmo costante, da 81.000 abitanti si sali a 93.000 nel '30, a 113.000 nel '59. La nuova borghesia esigeva quartieri appartati e silenziosi che furono realizzati (come il quartiere Barbano, con il grande vuoto di piazza Indipendenza) nei pressi delle mura: si diede così ìnizio al parziale soffocamento del centro, su cui i nuovi isolati continuavano a gravare per i servizi sociali e gli approvvigionamenti. La costruzione di due stazioni (1847 e 1848) collocò in forma irreversibile la sede delle zone ferroviarie nel cuore della città. L'esempio di Parigi e di Vienna spinse Firenze, sollecitata dal suo nuovo ruolo di capitale del Regno d'Italia, a ulteriori sistemazioni urbanistiche. Autore del piano d'ampliamento e direttore dei grandi lavori eseguiti fra il 1864 e il'77 fu G. Poggi: il tracciato del viale dei Colli, da lui delineato seguendo, con qualche variante, l'andamento delle mura, favori peraltro tutta una serie di operazioni speculative che causarono gravi demolizioni alla periferia come al centro.
Col trasferimento della capitale a Roma, la città fu colpita da una grave crisi economica, che tuttavia non arrestò i lavori di sventramento di intere zone storiche e artistiche. Agli inizi del sec. xx la città mutava struttura: da una forma chiusa, che attingeva energie dal suo interno, iniziava un processo di crescita incontrollata in tutte le direzioni (si ebbero un notevole risveglio economico e un forte incremento demografico). Il comune compilò un piano regolatore, attuato solo nel '24: esso prevedeva lo sviluppo della città in cinque zone periferiche, il risanamento dei quartieri malsani del centro (Santa Croce, San Frediano, Santo Spirito), la nuova sistemazione della ferrovia e del centro ospedaliero, la costruzione del quartiere industriale di Novoli, Caratterizzato da estrema genericità di dimensionamento e di funzioni, il piano non potè però evitare una irrazionale proliferazione delle penferie. Il fascismo privilegiò lavori pubblici rappresentativi, quali l'Accademia dell'Aeronautica, nel parco delle Cascine, e la Casa del Balilla ai Pratoni della Zecca. Solo la costruzione della stazione di Santa Maria Novella (1933-36) uscì dagli schemi ufficiali affermandosi come la miglior architettura moderna a Firenze.
Durante la guerra, il 4 agosto 1944, le truppe naziste in ritirata infersero a Firenze gravissimi danni: cinque dei sei ponti della città furono fatti saltare (solo il Ponte Vecchio fu risparmiato) e due ampie zone, adiacenti il ponte, sulle sponde opposte dell'Arno furono distrutte. Analisi e proposte, anche in rapporto al più generale problema edilizio dell'intera città, venivano formulate dalla commissione per la ricostruzione istituita nell'aprile del 1944.
La ricostruzione subito avviata alla fine delle ostilità col proposito di garantire una continuità funzionale tra la strada, i percorsi pedonali e il fiume, non sempre attinse un adeguato livello architettonico. Nel 1949 la prima amministrazione eletta dopo la liberazione iniziò lo studio di un piano regolatore, completato e adottato nel 1951, che prevedeva l'espansione di Firenze verso la città di Prato, l'interramento della ferrovia, la conservazione delle aree agricole della piana, e norme di assoluto rispetto sulla cerchia delle colline. In realtà la città continuò a estendersi a macchia d'olio, con un forte addensamento edilizio nelle zone intorno ai viali. Solo nel 1958 si venne a un nuovo piano, che era basato su un asse viario est-ovest e sulla realizzazione di un centro direzionale e commerciale (detto Porto) nelle aree di Castello, a mezza strada tra Firenze e Prato, ma che, non prevedendo un inquadramento intercomunale, ovviò solo parzialmente alla pressione disordinata della speculazione edilizia. Nel marzo del 1961 la nuova amministrazione di centrosinistra procedette a una rielaborazione del piano del 1958, che fu adottato, nella sua nuova veste, nel dicembre 1962: fallito il tentativo di far spostare il tracciato dell'autostrada del Sole aggirante la città, furono fissate le linee della grande viabilità comprensoriale; ridotte le espansioni e gli indici di fabbricabilità, raddoppiate le aree verdi e quadruplicate quelle scolastiche, previste nuove aree universitarie, salvaguardate le colline e il centro storico con norme cautelative, il piano configurava in maniera più definita il centro direzionale verso Sesto Fiorentino e progettava nuovi raccordi ferroviari.
L'alluvione del 1966, con l'impressionante esempio di responsabilità e di operosità dato dalla popolazione, e in modo particolare dai giovani, avrebbe dovuto costituire un punto di partenza per riproporre il problema dell'avvenire della città e di tutto il territorio del bacino. Le proposte e gli stimoli non mancarono, ma si puntò soltanto alla riabilitazione dell'edilizia, delle strade, delle fognature e ad alcuni provvedimenti di difesa idraulica; un tentativo di studiare la situazione del quartiere più colpito, quello di Santa Croce, si concluse in un nulla di fatto.