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Bergamo - LombardiaBergamo è situata alla confluenza di due importanti vallate prealpine, la Val Seriana e la Val Brembana, anch'esse ricche di attività industriali. La città è suddivisa in due parti, che corrispondono a due fasi del suo sviluppo: una città alta , collocata sulla cima di un colle, che conserva un impianto medievale, ricca di testimonianze artistiche, e una città bassa, dov'è avvenuto lo sviluppo moderno. Un pò di Storia. Bergamo Veneta - Dai Visconti alla Repubblica di Venezia. L’accordo di pace tra il Visconti e la Repubblica veneta avvenne il 19 aprile 1428; fu così che Bergamo passò sotto il Leone di San Marco: nel giugno di quell’anno otto ambasciatori bergamaschi, tra cui il vescovo, si recarono a Venezia e consegnarono al Doge lo stendardo di Bergamo giurando fedeltà alla Repubblica. Il panorama offerto da Bergamo ai provveditori, inviati dal senato veneziano per prenderne possesso, era quello di una città che aveva attraversato grandi avversità sotto il dominio visconteo e la cui campagna era stata percorsa più volte dagli eserciti in guerra. Con Venezia, Bergamo assunse in pieno il suo ruolo di centro politico ed economico; l’obiettivo era la pacificazione, l’impulso alle attività economiche e commerciali, la crescita di una popolazione fidata e fedele. Il dominio veneto apparve ai Bergamaschi in genere migliore di quello visconteo, pur se Venezia esigeva soldi e uomini, manodopera per costruire fortezze, canali…, ma anche soldati da impegnare nelle sue guerre; in compenso l’ordine pubblico sembrava un pochino più sotto controllo, la giustizia 'meno ingiusta'. La prima era veneziana fu però un periodo difficile, perché Filippo Maria Visconti ,non riuscendo a digerire la perdita di Bergamo, per tre anni l’assediò con le sue truppe sotto le mura mentre nuove e continue battaglie insanguinavano le campagne. Era l’era dei 'signori della guerra'. Venezia, nella 'bassa bergamasca' infeudò Bartolomeo Colleoni al quale concesse onori e ricchezze; egli però fu sempre tenuto lontano da Bergamo, con prudenza legittima, per evitare che il condottiero prendesse troppo potere. Il Colleoni fu signore incontrastato nel suo castello di Malpaga, ma a Bergamo ebbe solo una casa e, più avanti, la sua fastosa tomba, la bellissima Cappella che egli aveva commissionato all’architetto Amadeo. Dopo il lungo assedio del Visconti, in città c’era molto da ricostruire: la Cittadella, per esempio, era stata parecchio danneggiata, la chiesa e il monastero di Sant’Agostino (incendiati) erano in pratica da riedificare, come anche il Duomo. Pure l’economia era in netta ripresa: secondo il piano della ripresa delle attività industriali, la Serenissima garantiva la fornitura di diverse materie prime; tuttavia si riservava il diritto di essere l’unica a portare e a vendere a Bergamo sale, lana, cotone, cere, drappi lavorati in oro e argento. Un vero e proprio monopolio. E Venezia era a tal punto 'padrona' che i Bergamaschi erano obbligati a frequentare un’unica università, quella di Padova. Per ordine di Venezia fu inoltre smembrato il Mercato grande (che si svolgeva nell’attuale Piazza Vecchia) in diverse piazze che ne assunsero il nome: piazza Mercato del fieno, Piazza Mercato delle scarpe…. A Bergamo oltretutto la Serenissima si preoccupava anche di disciplinare la vita morale; ecco che venne proibito il gioco delle carte e dei dadi, alle donne fu vietato indossare vesti 'irriguardose, agli uomini pantaloni troppo aderenti. Vennero regolati i dazi, ricostituito l’estimo, riordinata l’amministrazione cittadina e studiate particolari misure per prevenire gli incendi, grossa piaga del tempo. Vennero poi fondati i collegi dei farmacisti e dei medici; la sanità era tenuta in grande considerazione: nel 1449 si decise di riunire in un unico complesso i vari servizi di assistenza sanitaria sparsi per la città (più ospizi che ospedali). Nacque così l’Hospitale grande di San Marco (nell’area che oggi comprende Piazza della Libertà e Piazzetta San Marco). I medici si costituirono in Collegio con un priore, eletto ogni sei mesi, che doveva far osservare le norme dello statuto, applicare le pene per gli inadempienti e controllare l’attività degli altri operatori sanitari (chirurghi e aromatari) con visite periodiche nelle loro botteghe. Furono anni di pace quindi fino al 1499 quando Luigi XII, sovrano di Francia, scese in Italia con il suo esercito con l’appoggio del Papa Giulio II ; venne firmata a tavolino la Convenzione di Cambrai secondo la quale il Veneto e il Friuli andavano agli Asburgo; Bergamo, Crema e Brescia alla Francia; la Romagna allo Stato Pontificio e le Puglie alla Spagna. E fu di nuovo guerra! Gran parte della Lombardia fu ben presto occupata dall’esercito francese e il 14 marzo 1509 i Veneziani nella battaglia di Agnadello (a pochi chilometri da Treviglio) furono duramente sconfitti. Così a Bergamo entrarono i Francesi accolti festanti dai Ghibellini. In realtà poi per Bergamo la dominazione francese fu una prova terribile , perché i Francesi non erano affatto teneri cosicchè, quando il Pontefice ricusò la Francia e le dichiarò guerra, Bergamo insorse contro gli oppressori e i Francesi furono costretti ad abbandonare la città; vi rientrarono e vi restarono poi per poco, fino a che Luigi XII si arrese dal momento che in tutta Europa i nemici della Francia si erano moltiplicati. I Veneziani tornarono a Bergamo, ma ben presto iniziò il 'ping pong' fra Veneziani e Spagnoli (sette conquiste da parte degli spagnoli ed ogni volta erano rapine e pesantissime taglie). Sconfitti quei ladroni degli Spagnoli, subentrarono le soldatesche degli Asburgo finchè finalmente nel 1516 la Repubblica firmò i Patti di Noyon E Bergamo tornò a Venezia. Le Mura Venete. Nella seconda metà del 500 Venezia decise di circondare di mura tutta Città Alta: le vecchie mura erano state giudicate inadeguate per quella che veniva considerata una città di frontiera. Del progetto venne incaricato il conte Sforza Pallavicino. Le Mura, costruite per ragioni di stato, non servirono mai alla difesa e sotto il profilo militare fu un’opera inutile. Bergamo minacciò di ribellarsi allo scempio di oltre tremila guastatori che abbatterono più di ottocento costruzioni ( case e monumenti); Venezia fu costretta ad inviare un ingente esercito per garantire l’ordine pubblico e permettere ai lavori di procedere regolarmente. Malgrado l’impiego di migliaia di uomini, la colossale opera (5114 m. di lunghezza, sedici bastioni) risultò completata dopo quasi cinquant’anni costando alla Repubblica veneta una vera fortuna. Condizioni sociali ed economiche. Quando, dopo la pace di Noyon, i Veneziani rientrarono definitivamente a Bergamo, trovarono una città irriconoscibile ,semidistrutta, provatissima da tutti quegli anni di guerra, per non parlare dell’epidemia di peste, senza alcun rimedio, durata ben tre anni, all’inizio del secolo (era stato costruito il Lazzaretto dove venivano isolati gli appestati) . Quando il Leone di San Marco riapparve in molti punti della città, Bergamo era formalmente contenta di appartenere di nuovo alla Serenissima. Dopo tante 'processioni' di occupanti, a Bergamo non si parlava più di guerre; 'Non sono più anni bui' si diceva 'ora si fa prevalere la ragione'. Erano comunque anni turbolenti: era dilagata la delinquenza comune; erano i tempi dei 'bravi' (guardie del corpo o sicari, a seconda delle circostanze), delle bande con licenza di uccidere. Le lotte tra fazioni si erano calmate, ma ogni tanto si presentavano alla ribalta violentemente. Funzionava l’Inquisizione. Nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1591 accadde una grande catastrofe: un incendio attaccò le fabbriche (case-botteghe-deposito) in legno della Fiera, il grande mercato fisso, orgoglio della città. Il disastro era ancora più grave in una città povera come Bergamo dove l’emigrazione aveva già messo solide radici (rivolta verso Veneziza, Genova,e persino verso la Germania (Alemagna). Una relazione della fine del 500 assicura che i 'veri ricchi' a Bergamo non erano più di dieci; c’erano poi un gruppetto di nobili(gente che non lavorava) con redditi mediocri, commercianti e artigiani,che se la cavavano, e la povera gente, la maggioranza. I ricchi si trovavano tra i produttori di panni, esportati persino in Russia Quella della lana era l’unica voce veramente attiva dell’economia bergamasca: se ne produceva una quantità veramente notevole: Lo stesso anche per il ferro che però veniva tutto requisito dalla Serenissima per la costruzione di armi. Dopo la lana, l’attenzione cominciò a spostarsi sulla seta e spuntarono ampie piantagioni di gelsi su vasti territori della 'bassa'. Nel 1629 sopraggiunse un anno di terribile carestia e nella primavera del 1630 una nuova epidemia, quella della peste nera che causò migliaia di cadaveri; quando in settembre l’epidemia finì , il bilancio a Bergamo era di un abitante morto ogni due. Dopo quella tragedia, Bergamo nel 600 visse, politicamente, un periodo abbastanza tranquillo. Non così si poteva dire della vita di tutti i giorni: violenza, ferocia e superstizione erano all’ordine del giorno; bande armate e briganti (per lo più contadini ridotti alla fame); imperversava la pellagra (causa dei famosi gozzi). Venezia intanto stava lentamente 'morendo' per le continue baldorie e il lusso sfrenato. Le guerre erano un lontano ricordo, però non mancavano i problemi per i bergamaschi: Venezia, se con una mano dava, con l’altra toglieva con tasse sempre più salate (ad esempio la tassa sul macinato che naturalmente andava a colpire i più poveri). Origini della città bassa. Bisogna riconoscere che Venezia non si tirò indietro per quanto riguardava le opere pubbliche: nel 1731 erano iniziati i lavori per la costruzione della Fiera (stavolta in muratura); su progetto dell’architetto Caniana, sorse intorno all’attuale Piazza Dante un complesso unico in Italia. All’inizio del 700 Bergamo era ricca di palazzi, conventi e monasteri; vantava, oltre al Sociale in Città alta(teatro dei nobili) , anche un teatro in legno (sull’area del futuro Donizetti). Inoltre fu a quei tempi che si provvide ad allargare un passaggio che più avanti diventò il Sentierone. Così si andava delineando il centro di Bergamo bassa, una struttura moderna il cui cuore era la Fiera. A fare la fortuna commerciale di questa era ormai la seta di cui andavan matti gli stranieri, soprattutto svizzeri. La fine della dominazione Veneta. Venezia continuava ad indebolirsi, a causa anche delle continue guerre con i musulmani, finchè si tirò da parte in Italia lasciando il territorio aperto agli eserciti nemici. Bergamo dapprima si rassegnò al semplice passaggio di tali eserciti (tedeschi e spagnoli), di gruppi di sbandati e di guastatori che lasciavano il segno; poi fu sottomessa . I primi ad entrare da nuovi padroni furono i Francesi le cui idee rivoluzionarie serpeggiavano in città da tempo, nonostante la censura di Venezia. Nel 1796 arrivò a Bergamo, inviato da Napoleone, il generale Cervoni con un manipolo di soldati (la sua guardia del corpo); ufficialmente aveva il compito di sottolineare i sentimenti di amicizia della Repubblica francese verso la Repubblica veneta mentre ufficiosamente tastò il terreno (i Bergamaschi non gli risparmiarono fisci e lanci di sassi). Dopo qualche mese Napoleone spedì a Bergamo 2500 soldati: all’occupazione Bergamo e Venezia non opposero resistenza. Nella notte fra il 12 e il 13 marzo 1797 venne calato lo stendardo veneto dal Castello di San Vigilio: era la fine ufficiale del dominio di Venezia su Bergamo. Sito Ufficiale: http://www.provincia.bergamo.it/ |
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