Turismo in Italia
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Guida al turismo in Italia



La domanda turistica complessiva

Cartina dell Italia La fase espansiva del turismo internazionale, iniziata dalla seconda metà del 1993, ha subito nel corso del 1997 e del 1998 un rallentamento a causa dell'indebolimento del processo d'espansione economica, di un tasso di disoccupazione elevato e dalla crisi finanziaria. I dati dell'Omt, per il 1998 evidenziano una crescita dei flussi turistici internazionali limitata e inferiore a quella registrata nel corso dell'anno precedente. L'area del mondo che subito la maggiore stagnazione del turismo internazionale è stata quella dei paesi asiatici e del Pacifico. In Europa gli arrivi nel 1998 sono aumentati del 3% rispetto al 1997 mentre le entrate turistiche sono aumentate del 3,8%. Il dato complessivo europeo è in ogni caso la risultante d'andamenti differente tra i diversi stati. Il 1997 era stato per l'Italia un anno di rallentamento. Nel 1998, si assiste invece ad una nuova ripresa del settore: le presenze turistiche registrate presso gli alberghi e gli esercizi complementari sono stati con un incremento del 2,2%. Nel triennio 1994-1996 le presenze di stranieri erano cresciute molto più di quelle degli italiani, ed erano state le principali fautrici della forte crescita del settore. Andamenti simili sono stati registrati nel 1998 nelle due diverse tipologie di ricettività. Sia negli esercizi alberghieri sia in quelli complementari le presenze globali sono aumentate di circa il 2%; negli esercizi alberghieri è risultata più elevata la crescita della componente italiana, negli esercizi complementari sono le presenze di turisti stranieri a registrare la crescita maggiore. Nella spiegazione di risultati raggiunti dal turismo in Italia una notevole importanza riveste l'andamento del corso dei cambi. Fra le cause principali che hanno determinato la forte espansione del turismo registrata nel triennio 1994-95 vanno individuate, oltre alla positiva evoluzione della congiuntura internazionale e alla crisi politica attraversata, soprattutto il favorevolissimo cambio della lira che ha incanalato turisti stranieri verso l'Italia. Anche il recupero registrato dal settore nel corso del 1998 può in parte essere dipeso dall'andamento dei tassi cambio. Per quanto riguarda la dinamica del settore del 1999, le prime indicazioni evidenziano un incremento del 2%, nonostante l'andamento della stagione estiva condizionata dalla crisi nei Balcani, dalla guerra nel Kosovo e dal maltempo di luglio e agosto. Queste valutazioni trovano conferma nei dati delle indagini condotte dall'Istat su un campione di esercizi alberghieri: secondo tali indagini le presenze alberghiere sono aumentate del 6,6% nella settimana di Pasqua, diminuite del 4,4% e del 3,3% nella seconda settimana di giugno e in quella di ferragosto e nuovamente aumentate del 7,8% nella prima settimana di ottobre. Secondo l'osservatorio del Ciset, considerando gli arrivi di turisti stranieri per il 1999 si stima un tasso di crescita del 2,2%.

L'evoluzione della ricettività alberghiera

Campanello Hotel La struttura dell'offerta ricettiva alberghiere italiana, pari a 33.828 esercizi nel 1997, si presenta come una delle più frammentate dell'interno del panorama europeo. Essa si caratterizza per la prevalenza di esercizi alberghieri delle categorie più modeste 1 e 2 stelle che coprono il 56% dell'offerta. Si tratta di imprese a conduzione familiare di piccole e medie dimensioni: il numero di posti letto per esercizio è pari a 22,9 per gli alberghi a una stella e 36,2 per gli alberghi a 2 stelle. Queste imprese hanno caratteristiche strutturali e funzionali che non sono adeguate ai modelli operativi dell'economia post-industriale e del terziario e si trovano ad operare in condizioni critiche a causa della loro troppo gracile impostazione gestionale e finanziaria, della loro incapacità di esplicare un'incisiva azione di marketing e delle loro difficoltà di contatto con il mercato. Da alcuni anni si assiste ad una progressiva diminuzione di esercizi alberghieri: dal 1987 al 1997 la struttura alberghiera ha subito una perdita di 4.286 esercizi, gli esercizi a 1 stella sono passati da 17.741 unità nel 1987 a 8.460 nel 1997. Nello stesso periodo si è invece registrato un forte incremento nella categoria degli alberghi a 3 stelle che sono aumentati di ben 4.712 unità, nella categoria più elevata degli alberghi a 4 stelle sono aumentati con un incremento del 87,4%. La maggior parte degli esercizi alberghieri e dei letti disponibili continua ad essere localizzata nelle regioni del Nord Italia, caratterizzate da una antica vocazione turistica. Altri caratteri strutturali rilevanti sono il numero degli addetti e il numero di unità locali per ogni impresa alberghiera. Gli alberghi italiani occupano in media 5,3 addetti (compreso il titolare), che diventano 6,4 addetti al Centro, 6,1 al Sud e 4,8 al Nord Considerando come ulteriore indice di efficienza globale del settore della destagionalizzazione del consumo turistico va notato che in Italia l'attività ricettiva alberghiera è caratterizzata da una marcata stagionalità. La stagionalità è più elevata al sud che al nord e al centro.
La consistenza e la struttura degli esercizi complementari è molto varia: le tipologie di alloggio e le modalità di servizio offerto sono molto diverse pur avendo in comune la destinazione ad una clientela vacanziera che rende il comparto più sensibile. In questi ultimi anni è aumentato sia il numero che la capacità ricettiva degli esercizi complementari. Del comparto fanno parte i campeggi e i villaggi turistici, le altre tipologie comprendono gli alloggi agrituristici, gli ostelli per la gioventù, casa per ferie, rifugi alpini, ecc..

L'apporto economico del turismo all'economia del paese

Turisti L'importanza del turismo nell'economia non è immediatamente apprezzabile dai dati delle statistiche italiane. L'analisi del settore turistico risulta sacrificata in quanto il turismo può essere osservato e misurato solo in relazione ai beni e servizi consumati dai turisti. Il settore delle attività turistiche non è separato dagli altri settori, ma risulta composto da molte attività che trovano la loro collocazione non differenziata in tutti settori produttivi i quali producono a vantaggio di turisti e di non turisti. Per stimare gli effetti complessivi dei consumi turistici, in termini di produzione effettiva, di valore aggiunto, di occupazione e di importazione, sul sistema economico occorre tener conto dei collegamenti tra i vari settori del sistema stesso coinvolti nella produzione di beni servizi per soddisfare la domanda espressa dai turisti. Va considerata l'interdipendenza tra i settori produttivi il che rende opportuno l'utilizzo di modelli di tipo input-output che consentono di misurare gli effetti diretti indiretti e indotti di una variazione della domanda turistica sul sistema economico. I tre effetti mettono in evidenza il fatto che, se il consumo turistico produce una variazione nel livello di produzione di pari importo, a sua volta, genera ulteriori variazioni nei livelli di produzione. L'effetto diretto è riferito alla produzione di beni e servizi che hanno consentito di soddisfare direttamente la domanda turistica. Per ottenere l'effetto diretto occorre depurare i consumi turistici delle importazioni direttamente effettuate per soddisfarli. L'effetto indiretto è relativo alla produzione di beni e servizi impiegati indirettamente, per produrre beni e servizi che soddisfano direttamente la domanda turistica. L'effetto indotto si riferisce alla produzione attivata dalla domanda, per consumi di tutti coloro che hanno percepito il valore aggiunto generato dalla produzione di turistica. Anche in questo caso si profila un processo moltiplicativo definito keynesiano-leonteviano. L'apporto del settore turistico all'economia del Paese può essere valutato in termini del contributo che esso fornisce al sostegno e alla crescita dell'occupazione. Considerando gli ormai persistenti problemi di disoccupazione che affliggono l'Italia, questo dato assume un interesse particolare. Nel 1997 il turismo ha contribuito all'occupazione, in modo diretto, con 1.622.000 unità di lavoro e in modo indiretto con 377.000 unità di lavoro. Il contributo complessivo ha rappresentato circa 9% del totale dell'occupazione. Le stime contenuto nell'Ottavo rapporto sul turismo in Italia relativamente al ruolo predominante del turismo nell'economia italiana sono confermate anche dalle cifre rese note dal Dipartimento del turismo per cui nel 1997 il settore turistico registrato un giro di affari di 132 mila miliardi di lire e circa 2 milioni di occupati fra autonomi, stagionali e indipendenti. Tutti i dati esaminati concorrono a supportare l'affermazione ricorrente che attribuisce al turismo un ruolo strategico all'interno del sistema economico italiano essendo uno dei pochi settori in grado di fornire nuove opportunità al disastrato mondo del lavoro e uno dei maggiori produttori di reddito. Se si tiene conto della specifica vocazione e posizione geografica dell'Italia, delle risorse culturali, storiche, artistiche, paesaggistiche ed ambientali che il paese possiede ci si rende facilmente conto che il settore non è ancora valorizzato al massimo della sua potenzialità.

Storia del Turismo di Roma

Terme di Caracalla Il concetto di villeggiatura e di ferie era già ben definito in epoca romana; il feriari (l'essere in ferie) e il rusticari (trasferirsi per qualche tempo in campagna). Le mete principali delle vacanze erano la campagna e il mare; la vacanza in campagna rappresentava il momento della serenità, il modo per distaccarsi dai rumori e dalle ansie dei ritmi cittadini; si diffuse soprattutto a partire dal I secolo A. C. Tale vacanza è perfetta sintonia con entrambe le filosofie dominanti: l'epicureismo e lo stoicismo. Secondo l'epicureismo, poiché il mondo è senza scopo e ogni cosa è affidata al caso, l'uomo non può avere altro fine che quello di fuggire il dolore e cercare il piacere. Ancora di più la vacanza in campagna e in sintonia con lo stoicismo, che faceva della virtù la fonte delle libertà dell'uomo: si può godere di una perfetta libertà purché ci si emancipi dai desideri mondani e quindi una vita appartata diventa l'ideale stoico. La vacanza nella villa di campagna rimanda a una visione pacata di villeggiatura, a metà fra l'ozio, cioè la cura di se, e il lavoro. Le ville sono attrezzate per ogni tipo di attività fisica e di cura del corpo: giardini per le passeggiate, vasche con acqua fredda, tiepida e calda per fare il bagno e disposte in modo tale da permettere di prendere il sole. L'abbronzarsi al sole era ritenuto salutare dai romani. La campagna era soprattutto il rifugio delle persone mature. La solitudine, il desiderio di tranquillità, rappresentavano una modalità di utilizzo del tempo libero. Ben diversa e l'immagine della vacanza al mare, la quale aveva come scopo non tanto la pace interiore quanto il divertimento frenato. Nella seconda metà del I secolo A. C. la costa campana è il centro mondano di villeggiatura più famoso: le città di Baia, Pozzuoli, Bauli, Miseno sono il ritrovo di tutta aristocrazia romana, imperatori compresi. Seneca e Cicerone descrivevano tali stazioni balneari come il luogo della perdizione, degli amori sfrenati, delle esperienze erotiche particolari. Properzio e Tacito descrissero Baia come il luogo dei tradimenti amorosi e loschi intrighi, che spesso culminarono in gravi delitti politici. Anche vacanze al mare si trascorrevano nelle ville, abitualmente si tenevano cene, feste, spettacoli. I luoghi del divertimento collettivo erano rigidamente privati e si accedeva su invito. Tutti i più importanti esponenti della società romana avevano una o più ville nelle località balneari. Diversamente da quelle di campagna, queste ville nacquero come luoghi di piacere, non avevano campi coltivati attorno ed erano costruite in riva al mare, con porticati e moli che si estendevano sino all'acqua. Di giorno era frequente organizzare banchetti in barca o sulla spiaggia, allietati dalla musica. Queste località marittime erano anche dei centri termali. Baia era famosa per le sorgenti calde presenti sia sulle colline che sul litorale. Verso la fine del II secolo a.C. iniziò a svilupparsi un movimento turistico che potremmo definire di tipo culturale: i paesi orientali e la Grecia divennero una vera e propria corrente turistica alimentata da letterati, artisti, uomini politici. Le località preferite erano le città monumentali ( Alessandria, Efeso, Rodi, ecc..) e le famose scuole di Alessandria, della Grecia e dell'Asia minore. Questo movimento turistico fu reso possibile dal confluire di due fattori: la concentrazione di ricchezza a Roma che consentii di intraprendere tali viaggi e la relativa tranquillità che seguì la cosiddetta pax romana. L'amore per i viaggi e per la villeggiatura trovava sostegno in una formidabile rete stradale che collegava Roma e tutto il mondo conosciuto. Lungo tutte le principali vie di comunicazione era possibile sostare presso le stazioni di posta: le mutationes per il cambio di cavalli, costruite a distanza di 6-8 miglia, e le mansiones disposte a circa 30 miglia attrezzate per soste più lunghe con alberghi, locali di ritrovo, botteghe artigiane. Il veicolo più stato per i viaggi lunghi era la raeda, caro a quattro ruote trainato da muli in grado di portare più passeggeri e anche un bagaglio pensante; per i percorsi brevi si utilizzavano i carpenta, cocchi a due ruote trainate da cavallini. Chi non disponeva di mezzi propri li noleggiava di località in località dai cisairii e dai carrucari; il mestiere del noleggiatore era così diffuso da dare vita a corporazioni, con leggi che regolavano il funzionamento del servizio e la concorrenza. Di grande aiuto ai viaggiatori erano gli Itineraria, cioè delle guide viarie che elencavano le stazioni, con le distanze, annotazioni sullo stato delle strade e le notizie essenziali sulle regioni. La guida più importante giunta sino a noi è l'Itinerarium Provinciarum Antonini Augusti, che raccoglie le guide di tutte le 372 strade dell'impero dalla Britannia all'Africa oltre a questi itinerari di tipo descrittivo ne esistono anche in forma di grafici o di cartine, qualcosa di simile alle nostre carte stradali. La villeggiatura resterà un'abitudine romana per tutto il III secolo a.C. con il declino dell'impero le ville si trasformarono da luoghi di piacere i luoghi di difesa.

Il turismo termale

Terme Fra le abitudini romane merita una trattazione più dettagliata la passione per le terme. I romani avevano appreso dei greci l'uso del bagno, in un primo tempo presente solamente nelle case private dei ricchi; dal II secolo A. C. Si era diffusa la moda dei bagni pubblici. Essi erano dati e appalto a un impresario il quale riscuoteva il biglietto d'ingresso, piuttosto contenuto. La moda delle terme permise a regime imperiale di abituare a una maggiore igiene la gran parte della popolazione, il bagno divenne un momento di svago accessibile anche ai più umili, alcuni imperatori ne fecero costruire di gratuite per il popolo; erano presenti anche strutture private molto costose. Il bagno era un piacere e nello stesso tempo una cura per il corpo. Le terme erano affiancate da palestre attrezzate per la ginnastica, terminata l'attività sportiva si passava alla sauna e poi al bagno prima in acqua calda e poi in acqua fredda. La grande fama delle terme romane e delle città di villeggiatura nate attorno agli stabilimenti era dovuta al fatto che essi si presentavano come luoghi di ritrovo e di divertimento, che affiancavano alle strutture sportive giardini per le passeggiate, biblioteche, musei. Fra uomini e donne non esisteva alcuna separazione gli spogliatoi sé nelle vasche. Anche se il bagno termale era ritenuto una pratica abituale e le cure e i piaceri del corpo non venivano mai riferiti alla sfera dell'immoralità, tale promiscuità fu all'origine di molti scandali, alcuni imperatori cercarono di intervenire assegnando orari differenti per il bagno delle donne è quello di uomini. Nei pressi dei monumenti termali sorgessero molte osterie e locande frequentate da bagnanti desiderosi di eccedere con l'alcool o in cerca di dolce compagnia. Non a tutti la rumorosa vitalità dei bagni procuravano gioia. Con la diffusione del Cristianesimo si chiuse l'epoca dei bagni: alla cura del corpo e al mito della bellezza si sostituì il primato dello spirito. Questa nuova visione del rapporto fra spirito e corpo portò alla condanna delle pratiche termali. La pratica del bagno rigenerante, di svago non scomparve del tutto, ma venne rinchiusa nei postriboli. La decadenza di questo svago può essere infatti inserita in quel generale fenomeno di ruralizzazione della vita quotidiana che caratterizzò i secoli successivi. Il bagno a fini terapeutici o di divertimento sopravvisse fra le classi popolari, le sorgenti e le acque con proprietà curative continuarono ad essere frequentate da quelle fasce di popolazione che ancora risentivano dell'influenza dei miti pagani. La religione, che in un primo tempo aveva condannato tale pratica, lentamente la fece propria arricchendola del simbolismo cristiano: la cura del corpo venne identificata con la purificazione dell'anima, e i riti termali le abluzioni e altro divennero il singolo dell'espiazione dei peccati. Il cristianesimo era penetrato anche nei miti più profondi della cultura popolare. Nel corso del 300 iniziarono a comparire anche trattati medici sugli effetti terapeutici dell'idroterapia (cure fatte con l'acqua semplice) e della crenoterapia (cure con le acque minerali). Progressivamente le stazioni termali ritornarono a far parte delle pratiche sociali lecite, non più luoghi di piacere e di ritrovo, ma luoghi per la terapia.
La Belle Epoque rappresentò il momento di maggiore splendore delle località termali italiane, non tanto in termini di visitatori quanto per l'immagine di centri del loisir. Non si trattò però di una crescita che coinvolse in modo omogeneo tutti i centri termali esistenti. Nel 1907 la capitale, per il significativo tasso di crescita registrato, è Montecatini. Salsomaggiore nel volgere di 70 anni si trasformò da povero villaggio dipendente dall'estrazione del sale in centro di grande fascino. Questo rapido successo fu il frutto di una convergenza di molteplici fattori favorevoli: la vicinanza geografica nonché la capacità di creare un collegamento diretto con Milano, uno dei principali centri generatori domanda il cui contesto sociale ed economico favorire gli investimenti in attrezzature turistica, una pubblica amministrazione interventista, il legame con l'università di Parma.
Nel periodo fra le due guerre le terme si proposero sempre più come luogo di cura, mentre l'aspetto ludico e ricreativo passò in secondo piano. Il termalismo sociale rappresentò un'occasione di sviluppo in un contesto in cui la villeggiatura nelle città d'acqua aveva perso parte del suo fascino presso alta società. Le stazioni idrominerali e termali erano numerose, ma di piccole dimensioni; in genere frequentate da italiani. Negli anni Venti e Trenta il turismo non era più un fenomeno di elite e aveva acquisito una maggiore importanza economica; non si può ancora parlare però di turismo di massa. Solo la classe medio alta poteva permettersi una vacanza perché quindici giorni in una pensione costavano almeno 280 lire a persona. I motivi che hanno favorito lo sviluppo della domanda interna sono tre. Il primo riguarda il processo di industrializzazione, che il paese avviato negli ultimi decenni dell'ottocento. Una seconda serie di ragioni va ricollegata all'attività di promozione dello Stato che si intensificò un negli anni Trenta con la realizzazione di diverse iniziative. La terza causa legata proprio alla disponibilità di tempo libero. Nel periodo fra le due guerre l'orario di lavoro si ridusse e finalmente anche il ceto medio poté aprirsi all'ozio. Le due condizioni essenziali anche oggi per poter fare vacanza sono la disponibilità di tempo e il possesso di denaro.
Tra le principali località termali italiane ricordiamo Saturnia in provincia di Grosseto, Montecatini, Fiuggi e Bagni di Lucca.

Il turismo balneare

Turismo Balneare È solamente all'inizio dell'ottocento che alcune località cominciarono a realizzare piccoli stabilimenti balneari: Viareggio, Rimini, Livorno, Alghero, Cagliari. Le prime aree costiere a essere interessate dal turismo balneare furono quelle ligure, il lido di Venezia, infine alcune città sul mare, come Palermo e Napoli, interessate dal turismo internazionale per il patrimonio artistico e le bellezze paesaggistiche. Le caratteristiche del turismo sanremese furono del tutto simili a quelle di Nizza: nacquero vere e proprie colonie straniere con ville, grandi alberghi, impianti sportivi e ricreativi riservati, negozi, banche. Il turismo non rimase un corpo estraneo, le amministrazioni locali diedero un contributo importante per modernizzare la città e adeguarne le infrastrutture al nuovo ruolo di centro turistico internazionale: in tempi rapidissimi venne realizzato l'acquedotto, una nuova rete di fognature, si organizzò la pulitura delle strade. I privati dal canto loro si impegnarono nelle strutture ricettive e ricreative. Sino allo scoppio della prima guerra mondiale lo sviluppo del sanremese continuò senza soste, tanto che i grandi alberghi e le numerosissime ville ospitavano un numero di villeggianti superiore alla popolazione residente. La prima località di villeggiatura a contare su una clientela italiana e a basare il suo sviluppo sulle vacanze estive i mari caldi fu invece Viareggio. Di sviluppo vero e proprio si può parlare soprattutto dall'inaugurazione nel 1861 di un tratto ferroviario, la Viareggio- Pisa; negli ultimi trent'anni dell'ottocento gli stabilimenti balneari si moltiplicarono. Scendendo verso sud lungo la costa tirrenica si incontrava una sola area interessata dal turismo balneare: la costiera sorrentino-amalfitana. Capri e Sorrento si erano già delineati come centri turistici. Capri era un'isola poverissima, dal 1840 la fama dell'isola crebbe rapidamente; lo sviluppo di Capri fu molto simile a quello di tante altre località balneari. Si trasformò in una vera e propria colonia di stranieri.
Negli anni Trenta si consolidano tre diverse caratterizzazioni dell'offerta: la mete del turismo internazionale (la costa ligure, la costa amalfitana, Taormina), le mete del turismo estivo italiano (costa tirrenica e costa adriatica), le località dove si era sviluppato solamente il turismo domenicale dei residenti. La Riviera ligure era particolarmente attenta al turismo inglese anche per quanto riguarda l'organizzazione delle attività sportive e ricreative: il British club con sale per bridge, sale di lettura e saloni per feste, concerti e altro, che era l'abituale ritrovo della colonia inglese. Oltre alla Riviera ligure e quella amalfitana vi erano poi Taormina e il lido di Venezia che attiravano parte dell'alta società internazionale grazia al loro patrimonio artistico: non erano solamente mete di villeggiatura ma anche di viaggi culturali. Il turismo internazionale è negli anni Trenta quello più danaroso. Non a caso i grand hotel più prestigiosi e costosi si trovavano a lido di Venezia, Taormina, Sanremo e Rapallo. È proprio la domanda turistica delle classi medie italiane a caratterizzare lo sviluppo di un secondo gruppo di cittadine balneari. Il sud del paese offriva un panorama molto meno vario, escludendo Taormina e Mondello tutto il resto non presentava alcun insediamento turistico. Diverse località erano frequentate durante la stagione estiva ma solo da residenti della zona, anche perché mancavano del tutto quelle strutture e attrezzature che potevano richiamare clientela da fuori. Lungo l'Adriatico si contavano solamente 5 centri balneari con appena 36 alberghi e pensioni; ancora più desolante era la situazione sulla costa ionica, difficilmente si incontravano località con più di un albergo; il litorale sardo era poi dal punto di vista balneare in gran parte ignorato e non sfruttato.
La forza dell'Italia degli anni 90, fu nella sua capacità di creare prima degli altri un livello minimo di strutture turistiche e di presentarsi sul mercato con un'offerta ricettiva molto diversificata, in grado di soddisfare le tante fasce di reddito. Nuove coste si stavano affacciando sul mercato turistico cercando di occupare il segmento medio basso. La diffusione dell'aereo permetteva di superare gli svantaggi legati alla minore accessibilità di molte località, la nuova mappa dell'Europa costruita con i voli charter vedeva l'Italia non più in una posizione centrale, ma alla stessa distanza delle isole greche o della costa spagnola. A queste cause strutturali si aggiungeva anche una certa insoddisfazione da parte dei turisti stranieri per il livello qualitativo degli alberghi italiani. Negli anni Settanta si verificò un forte rallentamento nella crescita degli arrivi di stranieri tutto il Mediterraneo, di operatori turistici e gli amministratori pubblici avviarono un lungo e laborioso lavoro di ristrutturazione dell'offerta alberghiera. La ristrutturazione non eliminò l'altro elemento di debolezza dell'organizzazione turistica italiana, vale a dire il fatto di basarsi su imprese di piccole e medie dimensioni. Questa caratteristica comportava due svantaggi: una scarsa forza contrattuale a fronte di tour operator sempre più grandi, dall'altro l'impossibilità di sostenere elevate spese per il marketing. Si cercò anche di intensificare l'associazionismo, cioè lo sviluppo di aggregazione volontaria con varie configurazioni e funzioni.

Il turismo culturale

Leonardo da Vinci L Quello che si è caratterizzato per la crescita più lenta è stato il turismo culturale. Nell'epoca d'oro della vacanza sole mare e spiaggia, le presenze nelle più importanti città d'arte italiane rimasero piuttosto contenute. Fra le possibili risposte all'insoddisfacente andamento del turismo culturale nel secondo dopoguerra va annoverata una gestione dei beni culturali che non sia mai orientata al soddisfacimento della domanda e la mancanza di una politica integrata, capace di raccogliere tutti i vari aspetti dell'offerta turistico culturale. Gli anni Novanta hanno rappresentato un momento di ulteriore crescita. A sostenere la forte crescita del settore ha concorso della domanda interna: infatti negli anni Cinquanta e Sessanta le vacanze entrarono a far parte delle abitudini delle famiglie italiane e da un turismo che coinvolgeva solo le fasce medio alte si passò così al turismo di massa. Anche gli operai, che ormai godevano tutti di ferie retribuite, divennero clienti delle località balneari o montane. Gli italiani che andavano in vacanza erano quindi ben tre volte quelli degli anni Trenta. Il forte aumento del reddito nazionale si accompagnò a una rapida urbanizzazione, con formazione di grandi agglomerati urbani. Lo stile di vita urbano incentivava il desiderio di fare villeggiatura. Il secondo aspetto da considerare è la stabilità della domanda interna di servizi turistici. Il terzo elemento di novità che ha caratterizzato la domanda interna di turismo è stato l'aumento dell'interscambio regionale o la tendenza a uscire dalle regioni di provenienza. Nel complesso, a fronte di una domanda sia interna sia esterna in continua crescita, il nostro paese ha cercato di cogliere le opportunità a essa legate attraverso una molteplicità di iniziative di piccola dimensione, a volte in modo disordinato. Le imprese di riferimento del settore sono state quelle di tipo familiare.
L’Italia dispone del più ricco patrimonio artistico e archeologico mondiale. Fra l’altro, ne sono testimoni gli oltre 3000 musei - pubblici, privati ed ecclesiastici - sparsi in tutte le località della Penisola. Negli ultimi anni, particolare attenzione è stata rivolta all’ampliamento e al miglioramento dei servizi (accessibilità ai portatori di handicap, orari di apertura allungati, biglietti d’ingresso a tariffa ridotta per anziani e studenti ecc.) allo scopo di rendere sempre più fruibile questa ricchezza culturale che è sempre maggiore nelle città come Firenze e Roma. Data la costante crescita del turismo culturale e la conseguente aumento della richiesta di strutture ricettive in Italia ed in special modo in queste 2 città nell'ultimo periodo stiamo assistendo alla crescita costante degli Hotel Roma e degli hotel Firenze. In particolar modo nel centro storico della città possiamo contare centinaia di hotel Firenze, alberghi e bed and breakfast a Firenze con servizi e prezzi adatti a qualsiasi tipo di spesa, da quelli più economici per risparmiare fino ad arrivare a quelli di lusso per coloro che vogliono sempre il massimo.

Il turismo montano

Turismo Montano Solamente nella seconda metà dell'ottocento le prime località italiane avevano avviato un percorso di sviluppo che aveva portato al successo i centri alpini austriaci e francesi. La prima regione italiana interessata dal fenomeno fu la Valle d'Aosta che partecipò alla grande corsa alle scalate delle Alpi occidentali. I versanti italiani del Monte Bianco, del Cervino e del Monte Rosa furono tutti scalati pur se con un certo ritardo. Gli anni d'oro dell'alpinismo italiano si possono collocare fra il 1855 e il 1885. L'alpinismo contribuì a inventare percorsi di viaggi alternativi a quelli del Grand Tour e a porre all'attenzione dei viaggiatori la montagna. La prima metà dell'ottocento aveva inserito la Val d'Aosta nei circuiti turistici degli alpinisti europei, senza però che la regione avesse saputo o potuto trarne un grande giovamento economico. Dagli anni 60 dell'ottocento vennero costruiti i primi alberghi dotati dei moderni comfort che presto allontanarono i tristi ricordi delle vecchie locande, ebbe inizio un'opera di promozione dell'immagine regionale. Per il lancio delle località montane fu molto importante la realizzazione di un sistema viario e ferroviario, grazie al quale le vallate divennero raggiungibili con una certa facilità. Ai primi dell'ottocento vennero completate importanti arterie stradali sul versante occidentale, quelle del Sempione, del Moncenisio e del Monginevro. Gli sport invernali si diffusero nel nostro paese solamente nel novecento e proprio nell'anno 1900 a Cortina si svolse la prima gara di sci.
Nel periodo fra le due guerre il turismo montano conobbe un primo significativo sviluppo: la Val d'Aosta passò dai 73 alberghi ai 156, mentre il Trentino Alto Adige ne contava alcune centinaia. La trasformazione più importante riguardò il turismo invernale. Il primato spetta a Cortina che costruì il primo tratto di funivia bifune del 1926, vennero poi quelle del Sestriere, dell'Alpe di Suisi e di Breuil. Irrilevante era il flusso turistico nelle località dell'Appennino. Un'ultima annotazione va fatta per il turismo lacuale, concentrato nella cosiddetta regione dei laghi (Maggiore, di Varese, di Como, di Iseo, di Garda). Esso non vantava nel suo complesso un flusso turistico molto consistente, ma diverse località erano molto famose e con una clientela prevalentemente straniera.
Il turismo balneare è stato sicuramente il grande protagonista del secondo dopoguerra; ma anche la montagna ha conosciuto una notevole crescita. Tutte le località sciistiche investirono in impianti di risalita sempre più confortevoli: un esempio, è la Via Lattea in Piemonte e il Dolomiti Superski del Trentino. La crescita del turismo montano stimolò la concentrazione di grandi investimenti in queste aree per creare strutture ricettive adeguate: in un primo tempo si trattò soprattutto di alberghi, ma successivamente si passò alla seconde case.

La nascita del turismo religioso

Papa La prima forma di turismo ad essere praticata nelle diverse civiltà umane è stato il viaggio a scopo religioso: forme di pellegrinaggio sono state presenti in tutte le società antiche. Nelle prime grandi civiltà della storia il potere religioso e politico erano strettamente connessi e le grandi città attiravano migliaia di pellegrini in visita sia dei luoghi sacri sia dei rappresentanti del potere. Nell'antica Grecia erano presenti numerosissimi altari e oracoli, tutti mete di pellegrinaggio; l'altare di Argos nel Peloponneso e quello di Zeus a Dodona, ma il più famoso di tutti era l'oracolo di Apollo a Delfi. Il turismo religioso è stato istituzionalizzato in tutte le grandi religioni, dall'induismo al buddismo, dal Cristianesimo all'islam. Il viaggio religioso assume la nuova funzione di diffondere in tutto il mondo la fede cristiana. Nella lunga storia del pellegrinaggio cristiano tre mete hanno assunto un valore fondamentale: Gerusalemme, per la presenza del Santo Sepolcro; Roma, la città del martirio gli apostoli Paolo e Pietro; Santiago di Compostela che ospita la tomba di San Giacomo maggiore. Il pellegrinaggio verso Gerusalemme conobbe una grande diffusione nel IV secolo, quando cessarono le persecuzioni e il cristianesimo divenne la religione degli imperatori. Nei secoli successi il cammino per Gerusalemme inizia a essere intrapreso anche da aristocratici e semplici fedeli. Nell'XI secolo, con l'inizio delle crociate, la tipologia del pellegrino cambiò radicalmente. Dopo il 1244, quando i crociati persero Gerusalemme, raggiungere la Terra Santa diventa sempre più pericoloso. I cattolici riprenderanno i viaggi verso Gerusalemme solamente nel XIX secolo. Attorno al IV secolo si possono datare anche i primi pellegrinaggi verso Roma: all'inizio si trattò di un fenomeno di devozione popolare, ma quando la chiesa di Roma prevalse sulle altre, esso assunse un nuovo significato. Papi e imperatori si impegnarono a organizzare sia gli spazi, costruendo basiliche e infrastrutture, sia i templi; tra il IV e il V secolo la chiesa compose un proprio calendario delle feste che disciplinò l'affluenza dei pellegrini. Le mete più importanti erano le catacombe e i numerosi santuari e chiese costruite tra il IV e il V secolo. Nella fase iniziale il pelle-grinaggio mobilitò soprattutto i residenti di Roma e delle regioni di limitrofe; successivamente si aggiunsero principi, grandi personaggi e imperatori, i cui viaggi avevano sia uno scopo politico o d'affari sia un significato religioso. La terza meta più importante del pellegrinaggio cristiano è Santiago di Compostela, che iniziò ad attirare fedeli a partire dal X secolo. Il successo di questa meta religiosa è legata al culto di San Giacomo maggiore, prima di apostoli, che attorno all'anno mille diventò il protettore di tutta la Spagna. Compostela è il luogo in cui venne ritrovato il sepolcro di San Giacomo, nel XIII secolo esso si propose come il simbolo della lotta contro i mori e divenne meta di pellegrinaggio di coloro che avevano combattuto i musulmani. Nel corso del XVII secolo Santiago cominciò a perdere l'importanza in parte per la presenza di tanti altri corpi di santi in tutta la Spagna, in parte per la perdita delle reliquie nascoste nel 1589 che non vennero più ritrovate. Nel tentativo di riportare al vecchio splendore la meta spagnola i responsabili della cattedrale avviarono un grande intervento di ristrutturazione per adeguare la vecchia struttura al nuovo gusto barocco; da allora in poi la fama di Santiago non si è mai offuscata. Oltre a questi tre fondamentali luoghi di culto, il mondo cristiano ha sviluppato nel corso della sua storia centinaia di mete di pellegrinaggio a seguito della lotta iconoclasta.

Il turismo rurale

Turismo Rurale Parlare di turismo rurale significa parlare della propensione di molti turisti a spendere il loro tempo in località rurali presso casali, agriturismi, country houses. Negli ultimi anni, infatti, l'attività agricola e più in generale le campagne hanno subito una rivalutazione e numerose trasformazioni che hanno portato ad una diversa configurazione economico-sociale.
Le statistiche più recenti, infatti, parlano del turismo rurale come un fenomeno in crescita, che potrebbe arrivare in breve tempo ad avere un peso enorme sulle economie, fino ad essere il settore più importante al mondo: si pensa che circa 1000 milioni di persone saranno mosse dal turismo rurale attorno al 2010. L'interesse per il turismo rurale sta cambiando la configurazione delle zone rurali, che si adattano ai diversi stili di vita, e vengono influenzate da diversi fattori quali ad esempio il turismo, l'artigianato, il commercio... Inoltre, anche le politiche nazionali e sovranazionali hanno contribuito allo sviluppo delle zone rurali con sovvenzioni e finanziamenti, grazie anche alla possibilità di avere dei processi di sviluppo sostenibili, che hanno consentito di portare di nuovo alla luce prodotti locali che rischiavano di scomparire, portando così alla crescita dell'offerta turistica rurale e alla creazione di numerosi agriturismi e casali.
L'offerta e la domanda sono cresciute di pari passo, e con esse è cresciuta la voglia e il bisogno di qualità ancora maggiori, che i clienti richiedono. Quindi è sempre più necessario costruire una offerta che integri il soggiorno (presso un agriturismo, un casale etc...) con la possibilità di visitare il territorio circostante, di entrare in contatto con le persone che qui vivono e lavorano e con le loro tradizioni, il loro folklore, le loro manifestazioni religiose e culturali. A questo punto, comunque, va fatta una distinzione fra le diverse sistemazioni possibili richieste dal turista rurale. La domanda si concentra principalmente su due categorie, rappresentate dall'agriturismo e dal casale. Nel primo caso, quello dell' agriturismo, esistono delle leggi ben precise che specificano come il titolare debba essere un agricoltore: l'agriturismo è infatti un'azienda che deve produrre il cibo offerto agli ospiti (che però può anche provenire da altre aziende situate nella regione stessa). Per ciò che riguarda i casali, si deve dire che la legislazione in materia prevede molti meno vincoli: non ci sono limitazioni di dimensioni, né tantomeno l'obbligo di offrire servizi di ristorazione agli ospiti.
L'Italia è uno dei paesi europei che ospita in misura maggiore il turismo rurale: le regioni centrali come la Maremma in Toscana, ad esempio, sono famose per la loro ospitalità, per le loro bellezze naturali, artistiche, storiche, enogastronomiche. Per sviluppare un'offerta competitiva che accontenti qualsiasi tipo di cliente c'è ancora tanto da fare, ma i presupposti esistono tutti.

Le sagre feste ed avvenimenti in Italia

L'Italia ha una tradizione che si tramanda di anno in anno, da generazione in generazione; quella delle sagre, manifestazioni paesane ed eventi di rievocazione storica. Sarà forse per il suo passato travagliato dalle conquista di vari popoli, ma ogni regione ha le proprie tradizioni e feste annuali che ogni anno si ripetono e risquotono sempre grandi successi. Di particolare rilevanza mondiale le sagre in Italia ogni anno richiamano milioni di turisti non solo italiani, ma provenienti da ogni parte del mondo.

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